Le regole, le regole. E i controlli. Con una clamorosa inversione a U i nostri politici, dell’una e dell’altra parte, hanno rivoltato il tema dei loro discorsi. Totalmente. Prima li sentivi parlare di deregulation (piaceva molto, deregulation), di liberalizzazioni, di semplificazioni, di autocertificazioni, del mondo anglosassone dove tutto è più semplice. Poi negli Stati Uniti le crepe del sistema si sono fatte troppo larghe e qui da noi si è tornati con i piedi più saldi a terra.
Non è passato un secolo, ma poco più di un anno, da quando un Ministro della Repubblica raccontava che la cura dell’economia passava dalla liberalizzazione delle schede telefoniche e dei panifici (che è come se la cura della polmonite si facesse con l’aspirina). O da quando sul principale quotidiano italiano si citavano come esempio di libertà economica i tassisti abusivi newyorchesi, sempre reperibili anche se per nulla sicuri. L’idea che il mercato, il mercato e non altro fosse la soluzione, che la concorrenza senza regole generasse benefici, che la competenza, la professionalità e appunto le regole fossero ferrivecchi di un mondo superato è saltata con il banco dell’economia statunitense. La vecchia Europa con le sue regole, scalfite ma fortunatamente non distrutte, ha tenuto. L’Italia è sopravvissuta alla bersanizzazione, alle piccole idee inutili e spesso dannose raccontate come la nuova frontiera del consumatore, mantiene salda, malgrado gli attacchi e qualche anche recente pasticcio, l’affidabilità dei suoi Pubblici Registri che forse, ora, la politica ha compreso costituire la tutela di ognuno.
In certi stati del Sudamerica, ove così non è, la casa, perché il diritto di proprietà sia mantenuto, deve essere presidiata a turno da un familiare, o da un amico. Da brivido? Altro modo non esiste per tutelare la proprietà, in mancanza di regole certe, di documenti affidabili, di Istituzioni e di Istituti in grado di difenderla.
Non è passato un secolo, ma poco più di un anno, da quando un Ministro della Repubblica raccontava che la cura dell’economia passava dalla liberalizzazione delle schede telefoniche e dei panifici (che è come se la cura della polmonite si facesse con l’aspirina). O da quando sul principale quotidiano italiano si citavano come esempio di libertà economica i tassisti abusivi newyorchesi, sempre reperibili anche se per nulla sicuri. L’idea che il mercato, il mercato e non altro fosse la soluzione, che la concorrenza senza regole generasse benefici, che la competenza, la professionalità e appunto le regole fossero ferrivecchi di un mondo superato è saltata con il banco dell’economia statunitense. La vecchia Europa con le sue regole, scalfite ma fortunatamente non distrutte, ha tenuto. L’Italia è sopravvissuta alla bersanizzazione, alle piccole idee inutili e spesso dannose raccontate come la nuova frontiera del consumatore, mantiene salda, malgrado gli attacchi e qualche anche recente pasticcio, l’affidabilità dei suoi Pubblici Registri che forse, ora, la politica ha compreso costituire la tutela di ognuno.
In certi stati del Sudamerica, ove così non è, la casa, perché il diritto di proprietà sia mantenuto, deve essere presidiata a turno da un familiare, o da un amico. Da brivido? Altro modo non esiste per tutelare la proprietà, in mancanza di regole certe, di documenti affidabili, di Istituzioni e di Istituti in grado di difenderla.